Le sue origini sono incerte. Infatti, alcuni ricercatori ritengono, per via di alcuni sporadici ritrovamenti di vari reperti di età protostorica, che fosse stazione di passaggio dei locresi che si recavano a Medma. Per altri, invece, fu fondata in epoca bizantina e sorgeva ai piedi di San Giorgio. Appartenne, quale feudo, a diverse nobili famiglie sino alla prima metà del `400, quando divenne possedimento dei Milano Ventimiglia, che la tennero fino alla cessazione degli obbighi feudali. Nel 1806 ottenne l'autonomia comunale. Il terremoto del 1783 la distrusse completamente, ma fu in breve tempo ricostruita, divenendo uno dei centri più importanti della Piana. Il suo centro urbano settecentesco è uno dei più interessanti dell'intera provincia reggina, sia per la piacevolezza dei giardini, sia per i numerosi palazzi e chiese monumentali, tutt'oggi perfettamente conservati e in perfetto equilibrio architettonico con il centro urbano più recente. Tra le architetture civili si possono citare i palazzi Sforza, Rodinò e Avati. Patria di artisti (i fratelli Jerace) e di pittori (Scerbo, Morani, Cannata), nonchè di illustri letterati, ha un patrimonio artistico ricchissimo, che comprende opere d'arte sacra e profana. Nella Chiesa Madre si potranno ammirare: una pala marmorea d'ignoti maestri napoletani, raffigurante la Deposizione, del XV-XVI secolo; l'altare in marmo del SS. Sacramento con sovrastante tela rappresentante la Cena, realizzati entrambi da Francesco Jerace; un grande dipinto sul soffitto raffigurante la resurrezione di Lazzaro, opera di Zimatore; il cappello del fonte battesimale, intaglio barocco del 1782; pregevoli statue in legno raffiguranti Santa Marina, San Rocco, la Madonna del Carmine, San Michele Arcangelo; una seicentesca tela di ignoto autore, raffigurante vari Santi.
Nella chiesa della Trinità, costruita in età barocca, dalle agili architetture e ubicata su un colle, decorata da uno splendido pulpito in ferro battuto (opera di Francesco Tripodi), sono conservate tre opere raffiguranti la Madonna dell'Itria: una tela del XVI secolo, una statua lignea di Vincenzo Scrivo (1797) e una ottocentesca pala d'altare del pittore Natale Carta. La chiesa del Rosario, opera del primo ottocento di Angelo Raffaele e Alfonso Rovere, il cui prospetto chiude il Corso Mazzini, presenta un'architettura di stile barocco, linee esemplari della progettazione locale, una splendida facciata con giochi d'ombre e luci dati dalla conformazione delle decorazioni e due campanili laterali. All'interno si potranno ammirare meravigliosi stucchi neoclassici, altorilievi di Francesco Morani e interessanti statue lignee e dipinti di Roberto Carignani, Rosario Scerbo e Mario Tigani. Nella chiesa dell'Immacolata Concezione, dall'imponente cupola e dalle rarissime architetture in legno, decorata da un bellissimo altare in marmi policromi del XVII secolo, sono custodite una statua di San Lucia di Pietro Bernini, una della Immacolata di scuola siciliana cinquecentesca e una della Vergine, in legno, realizzata da Vincenzo Zaffiro (1843), oltre a molte altre opere di un certo interesse. Nella Piazza del Popolo si può ammirare un monumento ai caduti, realizzato da Francesco Jerace, rappresentante la Vittoria alata.Nel centro storico di Polistena insiste la bottega dei Morani, insigni artisti locali che, dal XVIII secolo ad oggi, si sono tramandati la pratica di scultura e pittura. In via Domenicani è situata invece la casa di Francesco Jerace, nel cui giardino è posta una lapide in memoria sua e dei suoi fratelli Vincenzo e Gaetano. Nel torrente Vacale esistono diverse sorgenti di acqua minerale, sulfuree e ferruginose. Importante la produzione agricola, ben avviata, di agrumi e olive; notevoli i boschi. La zootecnica, molto sviluppata, consente la produzione di ottimi latticini. Molto diffuso l'artiginato della tessitura di coperte e tappeti chiamati "Pezzane", fiorente l'industria artiginale della ceramica. Lavorazione, sempre artigianale, del ferro battuto e delle terrecotte. D'altronde, illustre è la storia artigianale di Polistena. Uno dei suoi figli più noti, Angelo Riolo, ebanista, diede vita ad una bottega dove costruì pianoforti a coda di grande qualità. Nella Biblioteca esiste una sezione specializzata sulla Calabria, con annesso un piccolo Antiquarium. Caratteristica la processione dell'Affruntata, che si svolge nella domenica di Pasqua. Ha una certa importanza la festa della Candelora e di tutti i Santi. Mercato il mercoledì. Fiere il primo novembre e, dell'Immacolata, l'8 dicembre. Mostra dell'antiquariato la prima domenica di ogni mese. Vi sono nati: Giovanni Battista, poeta (secoli XV-XVI); Arturo Borgese, poeta e giornalista (1880-1949); Antonio Condomitti, oratore sacro (secoli XVII-XVIII); Domenico Crocente, teologo (secolo XVIII); Giuseppe Grio, filosofo e matematico (secolo XIX); Girolamo Marafioti, storico (secoli XVI-XVII); Giovan Battista Marzano, scrittore (1842-1902); Michele Milano, scienziato (1778-1843); Giuseppe Pancalo, oratore (secolo XVII); Pasquale Pilogallo, letterato e poeta (1901-1922); Giovan Francesco Rodinò, poeta (secoli XVIII-XIX); Saverio Rodinò, scrittore sacro (secolo XVIII); Domenico Maria Valensise, teologo (1832-1916); Michele Valenzise, musicista (1822-1890); Raffaele Valenzise, poeta (1852-1938), Francesco, Vincenzo e Gaetano Jerace, scultori; i Morani; Michelangelo Russo; Giuseppe Renda; MichelangeloParlato; Mario Tigani; Rosario e Giuseppe Scerbo; Antonio Cannata; Angelo Riolo, artigiano (1839); Antonello Marafioti, musicista (XVI secolo); Giacomo Francesco Milano (XVIII secolo); Michelangelo Jerace (XVIII secolo); Nicola Rodinò (XIX-XX secolo), musicista.